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Explanation
Shopping is not considered a recreational activity of psychological interest. Shopping involves selection and purchase.

"Window shopping" is an American/English phrase meaning to look into glass windows of a shop for entertainment and imagine purchasing items without actually purchasing, possibly just to pass the time between other activities, or planning a purchase.



Retail pricing
The pricing technique used by most retailers is cost-plus pricing. This involves adding a markup amount (or percentage) to the retailers cost. Another common technique is manufacturers suggested list pricing. This simply involves charging the amount suggested by the manufacturer and usually printed on the product by the manufacturer.THE pricing technique used by most retailers is cost-plus pricing.

In Western countries, retail prices are often so-called psychological prices or odd prices: a little less than a round number, e.g. $ 6.95. In Chinese societies, prices are generally either a round number or sometimes some lucky number. This creates price points.

Often prices are fixed and displayed on signs or labels. Alternatively, there can be price discrimination for a variety of reasons. The retailer charges higher prices to some customers and lower prices to others. For example, a customer may have to pay more if the seller determines that he or she is willing to. The retailer may conclude this due to the customer's wealth, carelessness, lack of knowledge, or eagerness to buy. Price discrimination can lead to a bargaining situation often called haggling — a negotiation about the price. Economists see this as determining how the transaction's total surplus will be divided into consumer and producer surplus. Neither party has a clear advantage, because the threat of no sale exists, whence the surplus vanishes for both.

Also if you are wishing you had something in side of the store you will just look through the glass windows.If you dont have the money to get it.


Kinds of shops
Shops are divided into multiple categories of stores which sell a selected set of goods or services.

Many shops are part of a chain: a number of similar shops with the same name selling the same products in different locations. The shops may be owned by one company, or there may be a franchising company that has franchising agreements with the shop owners (see also restaurant chain).

Some shops sell second-hand goods. Often the public can also sell goods to such shops. In other cases, especially in the case of a nonprofit shop, the public donates goods to the shop to be sold (see also thrift store). In give-away shops goods can be taken for free. In Antique shops the public can find goods that are older and unique.


Various types of retail stores:

Bookstore
Convenience store
Department store
Dollar store
Electronic commerce, B2C
General store
Hardware store
Hobby store
Hypermarket
Mail order
Pet store
Pharmacy
Supermarket
Superstore/Megamart
Surplus store
Thrift store
Travel agency


Pop Cultural References
The Pet Shop Boys wrote a song called "Shopping" for their 1987 album Actually. It takes the totallly consumerist approach many shoppers have, and turns it into a satire on the privatisation culture of Britain in the 1980s.

Others:
Department stores
Supermarkets
Leading shopping streets and districts by city
Marketing topics
Distribution
Loyalty card
Marketing
Markup
Online shop
MSRP
Retailers' cooperative
Shopping hours
Shopping cart
Shopping mall
Shrinkage
Sunday shopping
Tax-free shopping
Vending machine
Personal shopper
Online Personal Shopper
Savefinder
Designers
Virtual shopping


 

 

Shopping on line per chi ama fare shopping davanti al pc.

Niente di più bello che girovagare tra le mille vetrine per fare acquisti, emozionante, pratico e vantaggioso. Lo shopping è una passione ma anche un'esigenza e con Shoppins Line si può facilmente fare shoppingonline comodamente seduti davanti al PC, acquistare a New York, in Italia e qualunque altro paese del mondo. Lo shopping è finalmente libero, lo shopping è finalmente sicuro, lo shapping è finalmente vantaggioso grazie ai suoi sconti e le sue offerte tipicamente praticate dai grossisti. hsopping zopping.

Un nuovo peccato tenta le donne: comprare di tutto e di più.

Sempre più donne stregate dallo shopping sperperano danaro in boutique d’alta moda, ai grandi magazzini o anche al mercatino rionale. Frivolezza? Incoscienza? Niente di tutto ciò. Il bisogno di comprare di tutto nasconde spesso tanta insicurezza e una grande debolezza. E’ il bisogno di spendere, infatti, il nuovo lato debole delle donne. Si tratta di un vizio nascosto ma molto diffuso: un bisogno tutto femminile che “serve” a cancellare momenti di tristezza o semplicemente di noia e a riempire vuoti affettivi. Un modo tutto nuovo (e piuttosto costoso) di coccolarsi. Acquistare è l’oppio del popolo femminile Negli Anni Sessanta e Settanta quando il movimento femminista diventò pienamente attivo le donne cominciarono ad esercitare il loro diritto a spendere. Annette Lieberman e Vicki Lindner in Unbalanced Accounts dichiarano: “abbiamo superato difficili ostacoli per raggiungere 1’ indipendenza economica, a volte con costi enormi, ora non vogliamo ostacoli alla nostra capacità di spendere. Le cose che si possono comprare con il denaro le consideriamo una prova tangibile del nostro successo e una prova del nostro impegno”. In America e nei Paesi del Nord Europa dove il consumismo è alle stelle, per definire questo impulso irrefrenabile ad aprire il portafoglio, si parla di “shopping compulsivo”. Gli studi dimostrano che la dipendenza da shopping colpisce dal 2 al 10 per cento della popolazione adulta in USA, Canada, Germania e Inghilterra. Secondo la sociologa Helga Dittmar nell’ 80 per cento dei casi si tratta di donne. In America sono gli stessi college ad offrire carte di credito agli studenti. Spesso di queste carte i ragazzi ne fanno un uso improprio considerandole come denaro contante e non come un prestito ad alto tasso di interesse. Da una indagine svolta sugli studenti dell’ Università dello Iowa risulta che il 76% degli studenti possiede tre o più carte di credito, il 40 % ne ha sei o più. Gli addetti all’assistenza finanziaria affermano che un numero sempre crescente di studenti lasciano il college per i troppi debiti. In realtà, per molti di loro queste carte rappresentano la tanto sospirata indipendenza dai genitori, ma spesso proprio attraverso di esse si rendono conto di non essere ancora in grado di badare a se stessi. Secondo la psicologa Maria Rita Parsi, in casi estremi si può parlare di una vera e propria patologia che si manifesta dapprima sotto forma di un pensiero ossessivo, poi con 1’incapacità di razionalizzare e quindi di tenere a bada il proprio comportamento, infine con un senso di vuoto, di colpa e pentimento che portano a rinnegare l’azione commessa ma non evitano di certo che questa si ripeta di li a poco. Quando il bisogno di fare acquisti diviene compulsivo, si sviluppa una dipendenza simile all’alcolismo. L’ideale in questi casi é una terapia di gruppo attraverso cui, in un primo tempo, si ammette la propria schiavitù e se ne analizzano le motivazioni più profonde. In un secondo tempo si cerca di recuperare il controllo del proprio comportamento e del proprio portafoglio. Ma perché soprattutto le donne subiscono in maniera così forte il fascino degli acquisti? Spesso l’acquisto compulsivo è una sorta di compensazione. Gli oggetti riempiono dei vuoti dentro di noi, talvolta ci danno l’illusione di un cambiamento di identità, come tagliarsi i capelli. Bisogna osservare infatti, che cosa ci piace comprare: spesso, chi spende molto in abbigliamento o accessori lo fa per avere  un’immagine di sé costantemente diversa, per costruirsi una facciata. Dietro lo shopping irrefrenabile si nasconde qualcosa di profondo; l’insicurezza . Basta pensare anche a tutte coloro che non fanno acquisti per se ma per farne dono a qualcun’ altro, per mostrarsi generose, compiacenti, innamorate, desiderabili, insostituibili, in una parola IMPORTANTI. La maggior parte di queste donne sono “poco adulte”, non fanno preventivi né pianificano. E per questo, spesso, si ritrovano con grossi problemi finanziari. Molte di queste persone sono convinte del fatto che un evento esterno, uno qualsiasi, risolverà tutti i loro problemi. Un esperto del debito Jerrold Mundis scrive: “Le vere svolte sono quelle interiori, non quelle che si verificano all’esterno. Nessun evento esterno - dalla celebrità alla vincita al lotto - renderà in alcun modo migliore il nostro Io. L’io è un’immagine interiore, quel che percepiamo di essere, un insieme di pensieri e convinzioni. Se non è questo che cambia continueremo a comportarci e a sentirci proprio come prima.” In molti casi la lotta all’indipendenza comincia man mano a prendere il sapore di una vittoria amara. Sentirsi in grado di badare a se stesse, al proprio sostentamento può anche voler dire che non c’è più nessuno a cui appoggiarci, nessuno che si occupa di noi. Non c’è nessuno quando c’è la scadenza dell’affitto, nessuno che copre le nostre spese se ci ammaliamo e non possiamo lavorare, ma anche nessuno a farci un regalo, una coccola. Oggi gli esperti della nutrizione mettono in guardia dalle diete a favore di un cambiamento nello stile di vita. Cambiare il proprio modo di pensare nei confronti del cibo. Cambiare il proprio modo di pensare circa il proprio corpo e se stessi. Lo stesso vale per i soldi. Per le donne non sempre è facile riconoscere di avere problemi con i soldi e con gli acquisti. Qualcuna riconosce di avere problemi con i soldi ma non il suo ruolo nel crearli. Molte parlano solo di quanto lavorano cosa che in genere è molto vera. E’ anche probabile che spendano per i bisogni altrui: le scuole per i bambini, 1’apparecchio per i denti, la macchina nuova per l’uomo che amano, la crociera per 1’ anniversario dei genitori. Molte considerano il proprio stipendio come un extra, uno strumento per elevare il tenore di vita della famiglia. Questo sottende che hanno la sensazione di appartenere ad una famiglia di serie B. Non sempre tuttavia, chi spende in maniera compulsiva è una persona debole. Talvolta può accadere che si tratti, al contrario, di persone molto resistenti: resistenti alle responsabilità, resistenti alle limitazioni, resistenti alla maturità e resistenti alla crescita. Secondo Colette Dowling autrice di “Signore in rosso”, molte donne spendono tanto per arricchire l’equipaggiamento del Mito Romantico: seducente biancheria per il letto, teli e asciugamani per la doccia, candele, utensili e stoviglie per la cucina tutti strumenti per la creazione di una rassicurante casa nido. Questa mania, che parte dalla tendenza di migliorare se stesse, dopo essere passata attraverso la casa si riversa poi sui figli e sul marito. Apparentemente sembrerebbe una cosa giusta, quasi un dovere di tutte le donne e tutte le mamme ma ad un’analisi più attenta vediamo che non è così. Fino a che punto queste donne acquistano per il puro gusto di farlo e quante invece cercano di far apparire migliore ogni componente della propria famiglia o ogni angolo della propria casa perché si sentono inferiori? Lo psicologo newyorkese Oriole Peterfreund spiega che gli shopping dipendenti (1’ottanta per cento dei quali di sesso femminile) spesso soffrono di depressione e di scarsa autostima e comprano beni materiali nel tentativo di sentirsi meglio. Secondo uno studio  dell’Università del Minnesota, il tipico compratore compulsivo comincia già da adolescente ma non riconosce il problema nella sua estensione per altri dieci anni. Secondo la psicoanalista Janet Damon la spenditrice compulsiva è una donna di cultura medio- alta sulla trentina. Secondo 1’Autrice si tratta di persone costantemente alla ricerca di consensi “quando comprano regali cercano di comprare amore e potere. In realtà non è questione di soldi ma della sensazione di ansia che cercano di alleviare facendo acquisti. I neuroscenziati ritengono che la sindrome da shopping, non diversamente da quanto avviene nella tossicodipendenza abbia una concreta base fisiologica. Le shopping- dipendenti soffrirebbero di una forma di disordine ossessivo- compulsivo dovuto ad uno squilibrio di determinate sostanze chimiche. Queste persone, se trattate con farmaci che elevano il tasso di serotonina effettivamente non sono più spinte a spendere. Queste sostanze non sono diverse dagli antidepressivi che sono di grande aiuto nel trattamento di una serie di disturbi ossessivo- compulsivi inclusi i disordini alimentari il gioco d’azzardo e 1’ alcolismo. E’ incredibile quanto ai giovani d’oggi si continui maledettamente ad insegnare la dipendenza. Soprattutto alle donne. Le ragazze oggi hanno o quasi un papà, un fidanzato o un fratello che si occupa finanziariamente di loro. Nel 1990 la American Association of University Women (AAUW) ha condotto uno studio sull’autostima dei giovani su tutto il territorio nazionale. La scoperta preoccupante fu che mentre alle elementari il 60% delle femmine e il 67% dei maschi è soddisfatto di sé, alle scuole medie soltanto il 29% delle femmine continua ad esserlo in confronto ad una percentuale maschile di quasi il 50%. Una percentuale di maschi, doppia rispetto alle femmine, dice che ciò che preferiscono di se stessi siano le proprie straordinarie capacità. Quel che le ragazze apprezzano di più nella propria persona (quando c’è qualcosa che apprezzano) è l’aspetto fisico. Fa riflettere il fatto che gli adolescenti maschi sognano più in grande rispetto alle ragazze e sono più inclini a credere che i sogni possano diventare realtà. Nonostante i cambiamenti che ha avuto il ruolo della donna nella nostra società, osserva l’inchiesta, molte ragazze d’oggi continuano a cadere nei modelli tradizionali di scarsa autostima, sfiducia in se stesse e autocensura del proprio potenziale creativo ed intellettuale. Durante 1’adolescenza le ragazze perdono parte della propria fiducia in sé, rispetto ai maschi, e non la riguadagnano più. Le ragazze escono dall’adolescenza con aspettative ridotte e maggior sfiducia rispetto ai maschi; sono più soggette a stati di depressione e mancanza di speranze e sono quattro volte più predisposte ai tentavi di suicidio. In seguito alla pubblicazione di questa inchiesta una giornalista amencana, Peggy Orenstein,scrisse un libro dopo aver passato un intero anno a stretto contatto con delle alunne della ottava classe di due scuole californiane. In SchoolGirls la Orenstein scrive: “ Le adolescenti imparano ben presto a vedere i ragazzi come più liberi, con minori preoccupazioni e per questo più potenti. La diminuzione del senso di sé indica che spesso, inconsapevolmente, assumono docilmente uno status di ripiego secondario. Senza un forte senso di sé e delle proprie capacità, queste ragazze entrano nell’età adulta meno capaci di mettere in pratica le proprie potenzialità, meno disposte ad assumere sfide, a mettersi contro la tradizione nelle loro scelte lavorative. Con il passare del tempo, continua la Orenstein, i successi ottenuti non le soddisferanno mentre gli errori saranno considerati con più pessimismo, a conferma dei loro stessi dubbi. Saranno meno preparate a resistere alle tempeste della vita, si sentiranno sempre più sole, isolate e quindi più predisposte a cadere in depressione, a diventare sfiduciate ed autodistruttive”. Ma chiediamoci: perché avviene tutto ciò e soprattutto perché avviene nell’adolescenza? Le ragazze proprio nel periodo dell’adolescenza vengono umiliate e spesso ridicolizzate e derise dai compagni a causa del loro sviluppo sessuale. Diventano oggetto di desiderio e di scherno al tempo stesso. Questo messaggio le confonde e le intimidisce e fa sì che arretrino di fronte alle proprie forze e cerchino rifugio nel Mito Romantico sognando un principe che arriverà risolvendo tutti i loro problemi, proteggendole e regalando loro tanti bei figli, una bella famiglia, una bella casa, la macchina nuova, forse una pelliccia e di certo tanti gioielli.

Ma il Principe non arriva, quasi per nessuna.

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