Agli inizi
del secolo la moda si fa a Parigi. Dettano legge La Maison Callot diretta
dalle sorelle Gerber e La Maison Jacques Doucet, dove lavora Madeleine
Vionnet, destinata poi ad aprire una sua casa. Detta legge soprattutto Paul
Poiret: Ha 32 anni, è figlio di un mercante di stoffe. Dal 1903 ha una
boutique ed è un dittatore. Voglio essere ubbidito anche quando ho torto,
dice. Crea e distrugge. A lui si deve (ma Madeleine Vionnet lo contesta) la
liberazione della donna dal busto strettissimo che per anni ha dato alla sua
figura la forma di una clessidra. Poiret è geniale, fantasioso. Usa sete,
velluti, damaschi, accosta viola e rosso, blu e rosa pallido. S'ispira
all'oriente. È il primo ad aprire una scuola per figuriniste, il primo ad
organizzare corsi di andatura, a creare il pret-à-porter, a far riprendere i
suoi modelli da un grande fotografo (Edward Steichen), a fabbricare gli
accessori, dai profumi alle borse. Per lanciare le sue jupe-culottes da una
grande festa che intitola Le mille e due notti. La moglie del sarto appare in
una gabbia dorata in compagnia di preziosi uccelli: gli ibis rosa.
La moda negli anni della Seconda guerra mondiale
In Inghilterra la guerra fermò la moda. Nel 1945, la
Camera di Commercio inglese distribuì tessere in tagliandi per
l'abbigliamento. Siccome c'era la guerra, le industrie che confezionavano gli
abiti potevano usare solo una certa quantità di stoffa e di altri materiali, e
potevano confezionare pochi abiti.
In Francia, invece, la moda continuava ed era un
investimento. Dopo l'invasione tedesca i sarti francesi idearono modelli
ridicoli. Dato che le mogli dei generali tedeschi seguivano la moda, questo
serviva per ridicolizzare gli invasori.
In Italia la guerra influenzò la moda: nell'inverno
1940 nascono linee di cappotti larghi che lasciano libertà di movimento e
vengono utilizzati i tessuti double-face, che permettevano di avere due
cappotti in uno semplicemente rovesciandoli; durante l'autarchia i calzolai
produssero molte calzature con la suola di sughero e non di cuoio (materiale
che doveva essere importato). Uno stilista che seguiva molto questa moda era
Ferragamo. Nel 1942 la situazione è sempre più difficile e, anche in Italia, i
tessuti si acquistano con le tessere. Il 1944 l'Italia e le altre nazioni
soffrirono per la mancanza di tutto e nella moda si usano abiti riciclati.
Con la fine della guerra la moda riparte soprattutto a
Parigi dove si realizzò un "Teatro della Moda" in miniatura per far vedere i
modelli di quei tempi. Nel 1947 la moda francese riparte con entusiasmo con la
prima collezione di Christian Dior.