Il termine
moda deriva dal latino modus, i, che significa maniera, norma, regola, tempo,
melodia, ritmo.
Nei secoli passati, l'abbigliamento alla moda era
appannaggio delle sole classi abbienti a causa soprattutto del costo dei
tessuti e dei coloranti usati, che venivano estratti dal mondo minerale,
animale e vegetale. Prima dell'Ottocento, l'abito era considerato talmente
prezioso che veniva elencato tra i beni testamentari. I ceti poco abbienti
erano usi indossare solo abiti tagliati rozzamente e, soprattutto, colorati
con tinture poco costose come il grigio. A questi aggiungeva scarpe in panno o
legno. Non potendo permettersi il lusso di acquistare abiti nuovi confezionati
su misura, tali classi ripiegavano spesso sull'abbigliamento usato.
Il termine moda compare per la prima volta, nel suo
significato attuale, nel trattato La carrozza da nolo, ovvero del vestire alla
moda, dell'abate Agostino Lampugnani, pubblicato nel 1645.
Il significato della moda
La moda - detta anche storicamente costume - nasce
solo in parte dalla necessità umana correlata alla sopravvivenza di coprirsi
con tessuti, pelli o materiali lavorati per essere indossati. In realtà
l'abito assunse anche precise funzioni sociali, atte a distinguere le varie
classi e le mansioni sacerdotali, amministrative e militari.
Le donne, che ne erano escluse, non per questo
rinunciavano a vestirsi con cura estrema. Più legato alla psicologia è
l'aspetto del mascheramento. Gli abiti possono servire a nascondere lati della
personalità che non si vogliono far conoscere o, viceversa, a mostrarli. Si
pensi, ad esempio, al proverbio: "l'abito non fa il monaco".
Sarti e stilisti
I manuali di taglio e sartoria si svilupparono con una
certa lentezza, soprattutto quando, dal Trecento in poi, si cominciarono a
creare abiti aderenti al corpo.
Il Garzoni, nel suo libro su tutte le professioni del
mondo edito a Venezia nel 1585, dice esplicitamente che un buon sarto deve
saper fare di tutto, per soddisfare ogni necessità della sua clientela. Quello
del sarto non era un quindi mestiere indipendente, bensì era un servitore
delle grandi signorie: viveva e lavorava presso la corte di un signore, che
poteva anche scegliere di "prestarlo" a parenti o amici. La retribuzione per
l'operato si aggirava intorno al 10% della spesa del tessuto. Era una
professione preclusa alle donne, che come sartoresse avevano compiti minori o
si applicavano maggiormente al telaio e al ricamo. Non esistevano le taglie,
quindi ogni vestito era un pezzo unico, realizzato su misura del cliente. Le
unità di misura erano variabili; a Venezia erano in uso i brazzi: da seda, che
corrispondeva a 63,8 cm, e da lana, 67,3 cm.
Una toilette della sovrana di Francia Maria Antonietta
d'Asburgo-LorenaAnche alcuni artisti, come Giotto e Antonio del Pollaiolo
crearono modelli di abiti e tessuti.
La famosa sarta di Maria Antonietta di Francia, Rose
Bertin, pur creando sontuose toilettes per la regina, non poteva ancora
definirsi stilista. Questa professione, infatti, nacque dopo la rivoluzione
francese quando, abolite le corporazioni e le regole rigide e minuziose che vi
erano applicate, il sarto fu completamente libero di esprimere la sua
creatività.
Dal XIX secolo si iniziano a distinguere i primi
stilisti, che creavano nuovi tagli, nuove stoffe e nuovi canoni nel modo di
abbigliarsi. Contemporaneamente la tecnica sartoriale andò affinandosi
rendendo più agevole indossare il vestito. Lo stilista capovolse il rapporto
tra il sarto e la cliente, che ora dipendeva dalle sue idee ed era ben felice
di indossare un abito firmato da lui e realizzato nel suo atelier. Gli
stilisti lavoravano solo per l'élite poiché i costi per l'ideazione e per la
produzione erano molto alti. Questo nuovo impulso di riforma fu principalmente
portato avanti da Charles Fréderic Worth, inglese trapiantato in Francia,
considerato l'inventore della Haut Couture e sarto personale dell'imperatrice
Eugenia, moglie di Napoleone III, e della sua corte, dal 1864.
La moda si avvicinò alla massa verso la metà
dell'Ottocento, grazie all'invenzione di macchine per tagliare le pezze di
tessuto e all'introduzione del telaio meccanico. All'inizio tali tecniche
furono applicate soprattutto alle uniformi militari; con la nascita in Francia
dei grandi magazzini, i prezzi degli abiti confezionati in serie si
abbassarono notevolmente. Le nuove tecniche della chimica e l'invenzione
dell'acciaio introdussero materiali meno costosi: la tessitura meccanica
accelerò la produzione di stoffa, così come la stampa delle decorazioni con
coloranti industriali; i busti e le sottogonne non furono più rinforzati da
stecche di balena, ma di metallo, facilmente riproducibile in serie. La
crinolina, la sottogonna a cupola diffusa durante il periodo del romanticismo
e munita di cerchi d'acciaio, fu per la prima volta indossata anche dalle
donne del popolo.